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Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, domenica 30 settembre 2012

Omelia del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella celebrazione eucaristica nel XXV anniversario della morte di Madre Lisa Salvatori, Fondatrice delle Suore Oblate della Sacra Famiglia

Domenica 30 settembre 2012

Reverenda Madre Generale, cari figli e care figlie del carisma di Madre Lisa, sorelle e fratelli nel Signore!

 

E’ per me motivo di gioia poter condividere con voi quest’oggi la celebrazione del venticinquesimo anniversario del ritorno alla casa del Padre dell’amata Madre Fondatrice! Madre Lisa ci guida in questo percorso, dal momento che a Lei in terra fu dato di riuscire a percepire la realtà sempre partendo dal mistero di Dio che si rivela in Cristo! Pensiamo soltanto alla sua capacità di abbattere le barriere che umanamente innalziamo, proclamando con fermezza l’essere "Creature" con la C maiuscola quelli che si consideravano ed erano considerati dagli altri ai margini della società. Proprio lei infatti ebbe a scrivere in un biglietto: "Siamo TE, Signore! Gli uomini ci chiamano barboni. Tu apri le tue mani crocifisse e dici: Vieni, Creatura!".

1. Nel giorno memoriale della Resurrezione di Cristo, la Domenica, le letture ci offrono preziosi spunti per illuminare qualche tratto della vita della Fondatrice. La prima, tratta dal libro dei Numeri, ci presenta l’episodio dei settanta anziani di Israele cui lo Spirito del Signore concede il dono della profezia, con la reazione di scandalo da parte di Giosuè e la sapiente risposta di Mosè: "Fossero tutti profeti nel popolo del Signore, e volesse il Signore porre su di loro il Suo spirito!”(Num. 11). Giosuè custodisce l’ordine all’interno del popolo ed è tanto più concentrato su ciò che lo turba da non interrogarsi sull’origine di quanto stava accadendo. Mosè invece, che nel cuore custodiva le molteplici esperienze del rivelarsi di Dio, dal roveto ardente ai prodigi del Mar Rosso e nel deserto per sfamare Israele, riconosce dietro al segno Colui che ne è l’origine. E lascia fare, perché non si può ostacolare il disegno di Dio. La vicenda ci aiuta a leggere un tratto dell’esperienza spirituale di Madre Lisa: ella nacque in un’antica e nobile famiglia di Siena, e, nonostante avesse espresso il desiderio di consacrarsi a Dio, accettò la vita matrimoniale che continuò a collocarla socialmente sempre più in alto, fino ad essere scelta come dama di corte della Regina Elena di Savoia. Ciò che umanamente avrebbe potuto essere un ostacolo, per i tanti obblighi e adempimenti nonché per l’agiatezza di vita, non impedì che il suo cuore esprimesse in pieno ciò che lo Spirito profeticamente le andava suggerendo. Anzi, i suoi gesti e le sue parole divennero una positiva provocazione per l’ambiente sociale di provenienza, invitando a far sì che la nobiltà e la ricchezza del cuore fosse stimata di molto più preziosa che quella del sangue e dei possedimenti terreni. Così il Signore parla ancora a noi e al nostro tempo, in cui non di rado i potenti offrono invece un inqualificabile spettacolo di sperpero e cupidigia, ai danni dei più poveri. L’epistola di Giacomo è di una chiarezza che non ha bisogno di commenti: "Ora a voi ricchi... le vostre ricchezze sono marce...il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine...avete accumulato tesori per gli ultimi giorni, per il giorno della strage!".

2. Il Vangelo ci parla invece di una ricompensa che non verrà persa da chi darà anche solo un bicchiere d’acqua ai discepoli perché sono di Cristo. In altri passi, in particolare in Matteo, Gesù accetta di essere identificato con il fratello che ha fame, sete, è nudo, carcerato, malato, affermando: "l’avete fatto a me!". La fede che madre Lisa ha professato fin da ragazza è stata allora non la semplice adesione ad un sistema di valori o ad un corollario di verità su Dio, ma l’esperienza di Dio coltivata intensamente nella preghiera, affermata con la parola, vissuta nella carità. Non come tre momenti separati e distinti, bensì come diverse sfumature dell’unica dimensione del credere. Quanto è preziosa la sua testimonianza celebrata alla vigilia dell’apertura dell’Anno della Fede, indetto dal Santo Padre Benedetto XVI! Nel Motu Proprio Porta fidei egli afferma: "La fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un sentimento in balìa costante del dubbio. Fede e carità si esigono a vicenda, cosi che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino. Non pochi cristiani, infatti, dedicano la loro vita con amore a chi è solo, emarginato o escluso come a colui che è il primo verso cui andare e il più importante da sostenere, perché proprio in lui si riflette il volto stesso di Cristo. Grazie alla fede possiamo riconoscere in quanti chiedono il nostro amore il volto del Signore risorto” (Porta Fidei 14).

3. Dalla ricca biografia di Madre Lisa sottolineo ancora alcuni tratti, non per farne una devota e distaccata commemorazione, ma perché diventino verifica e impegno per noi. Anzitutto il contesto familiare, di cui in parte abbiamo già parlato. Vorrei però evidenziare come la sorprendente "grammatica della carità" fosse in parte un dono ricevuto fin dall’infanzia e rielaborato personalmente nella maturità. Mi riferisco alla prassi della casa paterna di ricevere almeno una volta alla settimana i poveri, dando loro sollievo. Il gesto che ogni domenica ancora qui realizzate, quello di accogliere con amore, di preparare bene la tavola, con la tovaglia pulita e i fiori, per riconoscere la dignità dell’ospite, spesso dimentico di essere persona umana a motivo della condizione di vita, è un gesto che Madre Lisa ha imparato nelle mura domestiche. Ancora oggi è urgente che la famiglia si risvegli nella sua primaria funzione educativa, che sia rimessa al centro di autentiche politiche di sostegno, ma che soprattutto da se stessa non tema di rimettere al centro Cristo per offrire futuro ai propri figli e alla collettività intera! Un secondo breve suggerimento lo colgo nel rapporto di fedele e frequente confessione sacramentale e direzione spirituale, che trovò nell’altrettanto grande figura di padre Felice Cappello, gesuita, dotto canonista e riconosciuta guida di molte anime, un sicuro punto di riferimento. L’affidamento a Dio non può essere mai soltanto generico e a parole, ma deve passare tramite gesti concreti: per poter vivere la carità vi dobbiamo restare immersi noi per primi! E la prima carità di Cristo per noi è quella di averci riconciliato col Padre! Sosteniamo i sacerdoti, chiedendo loro molto, ma anzitutto di essere uomini di fede e di darci Cristo, nella Parola e nei Sacramenti. Madre Lisa ha accolto proprio dal suo confessore l’impegno ad affidarsi alla Divina Provvidenza, e avendolo interiorizzato e fattone l’esperienza, l’ha lasciato come testamento prezioso a tutti noi, affermando in punto di morte: "Non vi preoccupate, dal Paradiso vi farò piovere tutto il necessario".

Aiutati dalle parole della Madre, diciamo allora al Signore: "Aiutaci, a vivere con te e per te ogni giornata, sappiamo che se essa ha il suo inizio con te, potrà diventare luce. Facci restare sempre innamorati della tua Santissima Eucarestia, perché noi viviamo solo di Essa. Nutriti da Te, Pane vivo, rendici capaci di donare briciole d’amore ai poveri, alle famiglie, ai giovani e ai fanciulli. E non farci allontanare mai dal manto di Colei che è perfetta nell’Amore, la Vergine Maria".

Oggi, Madre Lisa, desideriamo riaccogliere il mandato che hai affidato alla tua Comunità: "Portatela nel mondo in giovinezza gloriosa e nelle vostre vene palpiti un così vivido sangue da bruciare, vivificare ogni altra vena di fratello che chiama; non abbiate stanchezza e non abbiate paura, ma solo e sempre la certezza che Gesù è con voi!" Così sia.